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L'AVIS DI SIMERI CRICHI Abbiamo ricevuto in questi giorni AVIS News, il giornalino dell’AVIS di Simeri Crichi, un paese in provincia di Catanzaro. Fondata tredici anni fa, la comunale AVIS di Simeri Crichi conta oggi ben 397 soci ed ha effettuato 2908 donazioni: ne parliamo con piacere a tutti i lettori, che speriamo siano tanti, che guardano il nostro sito per tanti motivi: perché questa AVIS calabrese è nata dal lavoro e dall’impegno di Antonio Folino, un amico avisino che ha lavorato all’estero per 35 anni e che al suo ritorno in Italia ha „investito“ bene il suo bagaglio di esperienze nel volontariato avisino; perché Antonio Folino lo abbiamo conosciuto di persona quando viveva e lavorava in Svizzera e, infine, perché è bello poter dire che anche in paesi dei quali i media ci parlano raccontano solo le cose negative, ci sono tante brave persone che lavorano onestamente e che mettono in pratica gli ideali e i valori associativi che tutti noi condividiamo. Antonio Folino è tornato in Calabria nel 1996 e già nel 1997 fondava la realtà di Simeri Crichi: dei 35 anni di lavoro all’estero Antonio ne ha passati ben 25 a Zugo. In questa bella cittadina, esiste, come voi sapete una grossa e attiva comunale AVIS: Antonio ha cominciato a dare il sangue presso questa struttura e poi è entrato nel direttivo e vi ha lavorato a lungo. "Chi scrive" lo ha conosciuto quando era segretario di Zugo: da lui ricevevo le liste dei soci donatori e tramite lui ho avuto occasione di vedere lo splendido lavoro fatto dagli amici di Zugo. La prima volta che ho ricevuto le liste di AVIS Zugo, infatti, ho subito notato una anomalia rispetto alle liste delle altre AVIS della confederazione. Zugo aveva infatti, e tuttora ha, consistenti gruppi di donatori di diverse nazionalità: italiani, naturalmente, ma anche spagnoli, portoghesi e svizzeri. Questo mi è subito sembrato molto bello, perché è la prova di una grande integrazione nel territorio e dell’utilità di un’associazione come la nostra nel veicolare grandi valori associativi e umanitari tramite le doti che, se mi perdonate la poca umiltà, sono poi le doti migliori degli italiani: la capacità di fare amicizia con semplicità e facilità, la disponibilità ad aiutare e il senso di ospitalità innato. Queste doti continuano ad essere applicate a Zugo, dove la comunale ha sempre questi gruppi di „stranieri“ che donano insieme a noi e, come ai tempi di Folino, la gente di tante nazioni si ritrova con gioia a dare il sangue e poi a mangiare una pizza o a bere un buon bicchiere di vino presso la sede dell’AVIS. Oggi l’Italia è diventata un paese di immigrazione, non più solo di emigrazione e io penso che uomini e donne che hanno vissuto personalmente l’esperienza dell’emigrazione siano ben preparati ad essere aperti ad accogliere e ad aiutare gli emigrati che vivono e lavorano in Italia. A questo proposito ricordiamo che l’AVIS ha ritenuto di fondare già nel 2006 un Osservatorio Nazionale promuovere i valori della donazione di sangue tra le comunità immigrate presenti in Italia. Questo osservatorio è diretto da una giovane ricercatrice,la Prof.ssa Annamaria Fantauzzi, che ha voluto conoscere di persona l’esperienza avisina in Svizzera, per trarne degli spunti per il suo lavoro ed è venuta a trovarci in occasione della giornata formativa 2008 a Dietlikon. Nel suo intervento la Prof.ssa Fantauzzi ha presentato fra l'altro il suo libro "L'altro in me. Dono del sangue e immigrazione tra culture, pratiche e identità". Ultimamente abbiamo riportato un articolo sul tema Boom di donatori tra gli immigrati. E’ bello che proprio quest’anno che la nostra assemblea annuale ha avuto come tema “I valori associativi”, si moltiplichino le testimonianze della capacità degli avisini di impegnarsi proprio su questo tema. Antonio Folino ha riportato con sé al suo paese di origine questa gioia di dare e di ricevere in cambio amicizia e riconoscenza, questo piacere nell’impegno sociale: certo sarà per lui un motivo di orgoglio poter dire che gli anni di duro lavoro fatto lontano da casa sono stati utili non solo per mettere da parte dei meritati risparmi, ma anche per farsi un bagaglio di esperienze che oggi, da pensionato, ha regalato alla sua terra calabrese. Ilaria Giacosa |






